PRO DOMO Case Vacanza - Turismo Sociale

Alberto

Alberto è una montagna. Una montagna d’uomo, di passione, d’idee, e sembra che la scrivania a cui è seduto sia soltanto un impiccio. Ti guarda e racconta con semplicità del vento a piedi del Gran San Bernardo, quando da ragazzino si sentiva a casa soprattutto in quella valle, di quel che è stata la sua vita adulta, della sua carriera, della sua famiglia.

Ti racconta, soprattutto, della Pro Domo, del progetto che lo ha distolto dal mondo velocissimo e incravattato del finance banking per riportarlo, in qualche modo, alle sue origini: la montagna e la condivisione delle esperienze di viaggio.

La storia della Pro Domo è certamente interessante, ma ancora di più lo sono le persone dietro di essa, in primis Alberto. Grandi occhi scuri, una gestualità decisa e tantissimo da raccontare: si va dal 1995, quando ritrovò, insieme agli amici di una vita, la struttura del Gran San Bernardo che frequentava da ragazzino, ormai inagibile e all’abbandono, per poi occuparla abusivamente pur di non lasciarla a morire, al 2016, quando la Pro Domo si costituisce come impresa e inizia a gestire diverse case per ferie, ben sei.

Quello di Alberto, e della Pro Domo, è un viaggio fatto di incontri, fatica e progetti.

Non è semplice riassumere un percorso del genere: quando Alberto parla, ricorrono concetti come impresa sociale, no profit, condivisione e inclusione, crescita personale. Racconta delle case per ferie che negli anni la Pro Domo ha preso in gestione e di chi, in diversi periodi dell’anno, le popola di zaini, cene chiassose, musica, giochi, storie – famiglie, gruppi scout, pellegrini, comitive di amici, coppie -; spiega che cosa può dare la montagna, quando la neve imprigiona lontano le complicazioni della cosiddetta vita civile, e cosa regala una sistemazione che non è un dormitorio, ma si propone come esperienza di scambio.

Dietro a tutto questo, come Alberto tiene a sottolineare, c’è il lavoro dei giovani a cui la Pro Domo ha scelto di dare una concreta possibilità di crescita umana e professionale: ragazzi e ragazze provenienti da contesti non semplici, che così imparano un mestiere, si mettono alla prova, si aprono al confronto con l’altro, acquisiscono fiducia in se stessi. Questo è un tema che gli è particolarmente caro, e i suoi occhi si accendono quando spiega il rapporto che cerca d’instaurare con questi ragazzi, il vero investimento umano del progetto Pro Domo. Certamente sentire parlare di impresa sociale da una persona che ha trascorso anni in un settore del business estremamente competitivo e profittevole è un’occasione di riflessione ancora più forte.

Qualcuno una volta ha detto che alcuni luoghi sono un enigma, ma altri una spiegazione: ascoltando Alberto, non è difficile capire cosa questo voglia dire.

Quando lui si alza, liberandosi dal perimetro ristretto della scrivania, non si fatica a immaginarlo in luoghi più consoni: insieme ai suoi ragazzi, lungo una tavolata piena di vino e chiacchiere; ci sono video che lo ritraggono in piedi, intento a raccontare una storia che soltanto lui conosce, i giovani che lo stanno ascoltando a tratti scoppiano a ridere, ma restano attenti, senza perdersi una parola, mentre fuori la montagna pacifica e custodisce.


Alberto is a mountain. He is a mountain-man, a mountain of passion, ideas, and the desk where he is sitting right now seems to be only a nuisance. He looks at you and tells you about the wind at the base of Gran San Bernardo, when, as a kid, that valley was a true home to him, about his adult life, his career, his family.

Especially, he tells you about Pro Domo, the project which diverted him from the superfast and fancy world of finance banking to bring him back somehow to his origins: the mountains and the sharing of travelling experience.

Pro Domo’s history  is for sure interesting, however it’s most about the people behind the project, like Alberto. Huge dark eyes, a strong body language and a lot to tell: he recalls from 1995, when along with childhood friends found the house at Gran San Bernardo, that he used to hang out at, to be not habitable and abandoned, to 2016, when Pro Domo became an enterprise and started to manage six holiday houses.

Alberto and Pro Domo’s journey is made of encounters, effort and projects.

It’s not easy to sum up: when Alberto talks, he often uses ideas such as social enterprise, no profit, sharing and inclusion, personal development.

He tells about the houses Pro Domo has got to manage and about who, in different periods of the year, crowds them with backpacks, loud dinners, music, games, stories – they are families, groups of scouts, pilgrims, friends, couples-; he tells about what mountain can offer when the snow banishes out our everyday stress, and what a place which is not a dormitory but a true experience of exchange can give to you.

Behind this, as Alberto likes to highlight, there is the young crew who Pro Domo has chosen to offer to a practical chance of human and professional growth: boys and girls coming from tough backgrounds, that can learn a job, prove themselves, open up to the others, establish trust in themselves.

This is an important point for Alberto, and his eyes light up when he explains the relationship with his young crew, the true human investment of Pro Domo.

There is no doubt that hearing about social enterprise from someone who spent years in one of the most challenging and lucrative business sector is a true chance of thought.

Once, it was said that some places are enigmas, but others are explanations: listening to Alberto, it’s not difficult to understand what it means.

When he stands up, freeing himself from the tiny perimeter of the desk, you can easily picture him in the right places: with his guys, at a long table full of wine and chatting; there are videos where you can watch him telling a story, while his audience stays focused and engaged and sometimes laughs, while outside the mountains look after and reconcile.