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HERVÉ BARMASSE: NON COSI LONTANO

“Forse perché scritto nel mio dna, forse perché è ciò che vedo tutti i giorni da quando sono bambino tutte le volte che varco la soglia di casa, la montagna è ciò che sono adesso, e cerco di viverla nel modo più totale. Seguendo le orme di mio padre, Marco Barmasse, a diciotto anni sono maestro di sci e di snowboard, a ventidue guida alpina. Proseguo così nella lunga tradizione di famiglia, quarta generazione di guide, scegliendo una professione che in qualche modo mi faccia respirare montagna e non mi allontani da lei.”

Hervé Barmasse

Sono queste le prime righe che il grande alpinista valdostano Hervé Barmasse affida al proprio sito web. Originario di Valtournenche e figlio dell’alpinista Marco Barmasse, Hervé è la quarta generazione di guide della sua famiglia.
Le sue imprese sono note: molto sono ascese solitarie, come quelle della via Casarotto Grassi, dello Spigolo dei Fiori e della Via Direttissima, alcune lo hanno portato fino al Pakistan, dove aprì due nuove vie tra il 2004 il 2005, una sullo Scudo del Chogolosia Luna Caprese, una sullo Sheep Peak e le Up and Down e Fast and Furious, e alla Patagonia, dove nel 2007 apre una nuova via di ghiaccio e misto, la via Café Cortado.
Ma se Hervé Barmasse è stato e rimane una figura di spicco dell’alpinismo mondiale, il legame con la sua terra non lo ha mai abbandonato: le sue scalate al Cervino e al Monte Rosa hanno portato, nel 2011, alla creazione di un progetto chiamato “Exploring the Alps”, una trilogia che aveva come obiettivo l’apertura di tre nuove vie sul Monte Bianco, Monte Rosa e Cervino.

Si trattava, di fatto, di tornare alle proprie montagne: un’esperienza che Barmasse ha raccontato nel 2012 attraverso un film, intitolato “Non così lontano”, presentato al Festival del cinema di Trento tra le proiezioni speciali e poi nelle principali rassegne dedicate all’alpinismo.
Nel suo primo libro, “La montagna dentro”, questa profonda connessione con il territorio della Valle d’Aosta, che anche noi di Pro Domo conosciamo bene, è molto chiara: diventa un senso di comunità che si esplicita attraverso il rapporto con la natura ma anche attuando un certo modo di vivere. Hervé Barmasse non ha fatto della montagna soltanto la sua professione, ma anche un modo per restare fedele alle proprie radici e a se stesso.

Significativo è proprio un passaggio di questo libro, con il quale chiudiamo:

“Ognuno di noi nella propria vita lascia, nel bene o nel male, una traccia. Non c’è bisogno di gesti eroici, bastano piccole azioni che alla maggior parte delle persone parranno sciocchezze, inutilità. Come scalare le montagne. Ma sono quelle cose di poco conto per gli altri, e per noi d’importanza vitale, quelle in cui noi crediamo, alle quali diamo un senso, a rendere la nostra vita differente, unica. A regalarci la felicità”.

 

HERVÉ BARMASSE: NOT SO FAR

“Perhaps because written in my DNA, perhaps because it is what I see every day since I was a child every time I cross the threshold of the house, the mountain is what I am now, and I try to live it in the most complete way. Following in the footsteps of my father, Marco Barmasse, at eighteen I’m a ski and snowboard instructor, a twenty-two mountain guide. So I continue in the long family tradition, the fourth generation of guides, choosing a profession that somehow lets me breathe mountain and I do not get away from her. “

These are the first lines that the great Aosta Valley mountaineer Hervé Barmasse entrusts to his website. A native of Valtournenche and son of mountaineer Marco Barmasse, Hervé is the fourth generation of his family’s guides.
His exploits are known: there are many solitary ascents, such as those of the Via Casarotto Grassi, the Spigolo dei Fiori and the Via Direttissima, some led him to Pakistan, where he opened two new routes between 2004 and 2005, one on the Chogolosia Luna Caprese, one on Sheep Peak and the Up and Down and Fast and Furious, and Patagonia, where in 2007 opens a new ice and mixed street, the Café Cortado street.
But if Hervé Barmasse was and remains a prominent figure in world alpinism, the link with his land has never left him: his climbing to the Matterhorn and Monte Rosa led, in 2011, to the creation of a project called “Exploring the Alps”, a trilogy aimed at opening three new routes on Mont Blanc, Monte Rosa and Cervino.
In fact, it was a matter of returning to their mountains: an experience that Barmasse recounted in 2012 through a film, entitled “Not so far”, presented at the Trento Film Festival among the special screenings and then in the main exhibitions dedicated to ‘Mountain climbing.
In his first book, “La montagna dentro”, this deep connection with the Valle d’Aosta territory, which we also know well about, is very clear: it becomes a sense of community that is expressed through the relationship with nature but also by implementing a certain way of life. Hervé Barmasse has not only made the mountain his profession, but also a way to remain faithful to his roots and to himself.
A passage from this book is significant, with which we close: “Each of us in our life leaves, for better or for worse, a trace. There is no need for heroic gestures, just small actions are enough for most people it will be nonsense, uselessness, like climbing mountains, but these are trivial things for others, and for us of vital importance, those in which we believe, to which we make sense, to make our life different, unique. To give us happiness “.